La norma è più severa nei locali da bagno o per doccia, poichè la persona immersa nell’acqua è più esposta ai pericoli elettrici.
In mancanza della vasca o della doccia, ad esempio in un locale servii con WC e lavandino, non c’è un maggior pericolo e quindi non si applicano i provvedimenti particolari, come appunto il collegamento equipotenziale supplementare.
Lo stesso dicasi per la cucina, dove intorno al lavandino non si applicano le zone di pericolosità previste intorno alla vasca o la doccia. E’ quindi ammesso, anche se sconsigliabile, installare una presa a meno di 60 cm dal lavandino, purchè abbia un grado di protezione IP idoneo.
In un ambiente ordinario, ai fini della protezione contro i contatti diretti, la protezione mediante involucri o barriere richiede un gradi di protezione IPXXB (inaccessibilità al dito di prova) anche al di fuori della portata di mano, ad esempio oltre 2,5 m di altezza dal piano di calpestio.
Questa regola generale si riferisce agli impianti elettrici; le norme particolari prevedono alcune eccezioni, ad esempio per le linee di contatto degli apparecchi di sollevamento e per la trazione elettrica, per le linee elettriche aeree esterne, ecc.
Nei luoghi accessibili soltanto a persone esperte (cabine elettriche) non è richiesto il grado di protezione IPXXB per la bassa tensione, ma è sufficiente un ostacolo, ad esempio un mancorrente davanti al quadro a giorno.
La resistenza agli urti di un involucro è importante ai fini della sicurezza, perché la rottura dell’involucro può comportare il rischio di contatto diretto.
In genere, ogni norma di prodotto stabilisce le prove che l’involucro deve superare affinché l’apparecchio sia conforme alla norma stessa.
Un sistema di codifica della resistenza agli urti è stato stabilito in sede internazionale, tramite le lettere IK seguite da un numero (da uno a dieci) che indica l’energia di impatto (0,15 J a 20 J rispettivamente) alla quale l’involucro resiste secondo una prova standard.
Il codice IK è ancora poco utilizzato dai costruttori di materiale elettrico. Alcuni prodotti di costruzione francese sono contraddistinti da una terza cifra del codice IP che indica la resistenza agli urti.
Gli ascensori elettrici di nuova costruzione devono rispondere alla norma UNI EN 81-1 e quelli idraulici alla norma UNI EN 81-2.
Entrambe le norme stabiliscono in 50 1x l’illuminamento minimo ai piano di sbarco (pianerottoli) in prossimità della porta di piano dell’ascensore, in modo che l’utente possa vedere cosa gli si presenta all’apertura della porta di piano primo di entrare in cabina, anche in caso di mancanza di illuminazione all’interno della cabina stessa.
Da sottolineare che l’illuminamento di 50 1x è richiesto non in tutto il pianerottolo, specie se grande, ma in corrispondenza delle porte dell’ascensore, perché si vuole illuminare la cabina, onde accertarne la presenza all’apertura della porta di piano.
L’illuminazione sul pianerottolo dovrebbe permettere all’utente di accorgersi dell’eventuale mancanza della cabina, nel caso eccezionale in cui la porta di piano si dovesse aprire, in assenza della cabina al piano, per un guasto.
L’illuminamento serve quindi all’utente che dal pianerottolo vuole entrare nella cabina dell’ascensore e non al passeggero che procede in senso contrario, cioè dalla cabina al pianerottolo.
E’ dunque accettabile che l’illuminazione sia comandata da un interruttore a tempo, perché l’utente che attende sul pianerottolo può azionare il comando e attivare l0illuminazione.
La norma non si preoccupa del passeggero che esce dalla cabina dell’ascensore e trova il pianerottolo all’oscuro, perché il pianerottolo è considerato luogo sicuro; l’utente uscendo dalla cabina dell’ascensore si trova infatti nella stessa condizione dell’utente che accede al pianerottolo dall’uscio di casa e può manovrare il comando dell’illuminazione a tempo (visibile al buio).
Il problema riguarda ovviamente non solo i ristoranti, ma i locali di più unità immobiliari, che per un motivo qualsiasi divengono comunicanti per ragioni funzionali.
Nessuna norma vieta di alimentare un impianto utilizzatore con più linee o sorgenti di energia funzionali.
Il dubbio nasce dalla maggiore pericolosità dell’impianto, per chi non fosse a conoscenza della doppi alimentazione.
In questi casi è raccomandabile che i due impianti, ciascuno alimentato da un contatore, siano distinti, ma non è obbligatorio. Tanto è vero che la norma ammette che uno stesso quadro possa avere due alimentazioni, purché un avviso ricordi la doppia alimentazione.
Qualora sia necessario un interruttore di emergenza, la soluzione consiste in un comando simultaneo a distanza dei due interruttori generali posti a valle dei due contatori.
